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La vostra prima volta

La vostra prima volta - New York Style.   di Daniele R
Maurizio e Lara nella Grande Mela

Prefazione di Daniele R.,testo di Maurizio B.

New York è nell'immaginario di molti un mito,un sogno,e la prima volta che ci si mette fisicamente piede può essere un'esperienza quasi mistica.
Descrivete la vostra prima volta,allegate una foto e mandatela al mio indirizzo di posta elettronica,sarà pubblicata nella homepage e poi negli archivi,sarà bello confrontarsi.
Ecco la prima volta di Maurizio,un grande Amico,cultore della Grande Mela e dell'american way of life,corredata da una sua foto fatta davanti il Dakota Building,central park west e 72°,dove fu assassinato il Grande Lennon e dove oggi,a ricordarlo,rimane il titolo di una canzone che è un eredità per il mondo intero.
Ecco le impressioni del giorno magico in cui Maurizio è entrato nella tana del bianconiglio....la scritta "New York" si avvicina sul monitor del computer di volo dell'aereo...inizia il sentiero di discesa...brivido...emozione...ecco ci siamo, allacciati le cinture Alice,perchè da adesso di meraviglie ne vedrai davvero tante......

New York City

Di Maurizio B.

 

Avevo pochi anni, forse 10 o 11, la prima volta che iniziai a realizzare COSA era realmente la Città di New York. Quando inizi ad avere alcune consapevolezze inizi a formare la tua personalità.

Ricordo le prime immagini di Spider Man, e un film anni ’60 durante il quale, sentendo questo nome, chiesi a mia madre dove fosse questa benedetta NIUIORC. Lei rispose “molto lontano”.

Forse fu quel “lontano” che mi colpì e iniziai a fantasticare. Qui vedevo tutto piccolo, tutto a mia misura, tutto “troppo facile”. Non mi bastava (e non mi basta), volevo la sfida, qualcosa di più grande di me. Così è l’essere umano. E iniziai. Iniziai il mio lungo percorso di attesa, di speranze e di progetti; i miei amici mi chiedevano come mai non andassi in estate in vacanza – che ne so – in Sardegna o in Croazia, o perché mai non desiderassi andare in Brasile, a Cuba o a Santo Domingo.

«Vedete», rispondevo sempre, «io amo Ancona, la mia città, la mia casa, qui ho tutto quello che amo e che mi serve, per quanto riguarda una parte di me. Ma l’altra parte, quella che mi manca, non è banale e scontata come voi pensate. È qualcosa di unico, di grande, che forse neanche io so e che sicuramente voi non riuscirete a capire. È LA Città, è qualcosa di vivo, di travolgente, di meraviglioso». Ulteriore incomprensione, ma non ho la pretesa che le mie sensazioni siano quelle di tutti. Il desiderio di vederla, viverci un po’, respirarla si è poi fatto mano a mano più potente e incontenibile. Sino alla laurea, nel 2000, è stato un crescendo di passione, di voglia di andare, di desiderio di rinascere con negli occhi quella creatura splendida scintillante e accogliente. E come “autoregalo” mi ero ripromesso di andare. Tra l’altro amavo e amo alla follia gli aerei, per cui sarebbe stata un’occasione favolosa per unirmi a due mie grandissime passioni.

Tutto questo fino a quell’infame gesto di alcuni maledetti fanatici, che brucino all’inferno, che hanno cambiato il volto (senza poterlo minimamente sfigurare, data la potenza della Città) di NY e la percezione, nel mondo, di tante piccole grandi cose.

Da quell’istante iniziò un tumulto dentro di me se possibile ancor più incontenibile. Volevo vedere la mia creatura rinascere, riprogettarsi. Ma ancora una cosa mancava: una persona accanto a me in grado di desiderare almeno quanto me quell’incontro, quel sogno, quel volo.

L’ho incontrata, e proprio come per New York, l’attrazione fu immediata e fatale. Non mancava più nulla, nulla ormai mi poteva separare da Lei, con Lei.

Ricordo PERFETTAMENTE la mattina della partenza: colazione nel mio terrazzo splendido sul mare di Ancona, il caldo di quel 18 agosto 2005, la musica di Frank Sinatra nel CD che suona proprio New York New York, la mia euforia ad un livello mai raggiunto prima.

I saluti a genitori, fratelli e nipote, la partenza da AOI diretto a JFK tramite FCO (chi viaggia in aereo non si domanderà cosa sono questi codici…). A Fiumicino, segno del destino che sembra lavori a caso in realtà è un Architetto magnifico e geniale, nel transito tra i due voli, un altro incontro folgorante: DENTRO all’Aeroporto di Roma, in bella mostra per via di un sorteggio a premi, una splendida, nera, deliziosa SAAB 9-3 Cabriolet, anch’essa mi appariva irraggiungibile; come ci si sbaglia nella vita, a volte! Ma questa è un’altra storia….

Eccoci, ci chiamano: i passeggeri del volo AZ610 diretti a New York sono pregati di recarsi al Gate G25 per le operazioni di imbarco.

E in quel momento realizzi, il battito del cuore accelera, stringo la mano di Lara, mi sembra tutto surreale.

Finalmente si parte. L’aereo è MERAVIGLIOSO, i posti sono buoni e ci sono pure dei film da vedere. Ma non m’importa nulla di nulla, negli occhi e nel cuore ho solo Lei, quel desiderio prende forma, e non vedo l’ora di atterrare nella Terra Promessa.

Si arriva ad un certo punto, dopo la discesa dal gelo del nord, quando inizi a vedere quella costa in graduale avvicinamento, in cui il sogno scavalca la realtà ed io non mi sono sottratto a questa incredibile emozione.

Si atterra, meravigliosamente bene con Alitalia (bisogna dirlo, il made in Italy è fantastico). E qui inizia un’altra vita, un’altra storia. Siamo in territorio Americano, capite? L’AMERICA sognata, voluta, desiderata, ammirata… ED IO ERO LI! L’attesa per il controllo passaporti è leggera, sebbene si parli di un’ora e quaranta prima di poter mostrare al mondo uno stentato americano per farsi capire. Per fortuna che la mia ragazza è Interprete e Traduttrice, è come girare con una carta di credito infinita in tasca. «Da dove venite? Dove alloggiate? Quando ve ne andate?» (le mie risposte avrebbero dovuto essere in sequenza: Da un Paese bellissimo, In un Sogno, Spero mai…)… “Dall’Italia, costa est – l’ho voluto aggiungere perché dire EAST COAST è un’emozione…”, “Al Radisson Lexington, sulla Lexington Avenue (oddio ho detto Lexington Avenue?? Ma siamo impazziti? Proprio io????)”, “August, 29th”.

Ecco a cosa sono servite le ore di lezione di inglese: per fare la prima conversazione con un uomo di colore, bello come il sole, con un sorriso e una capacità di metterti a disagio e a tuo agio nello stesso tempo davvero uniche. Retina, dita della mano, ok ora sono ufficialmente entrato negli Archivi Statunitensi. EVVIVA!

Usciamo di corsa a prendere le valigie (sì, si scrive così) ed eccoci, in uno dei 9 Terminal, con la valigia in mano e il cartello fiero Alitalia con la provenienza AOI (ancora questa sigla??? Ebbene sì, è casa nostra, in fondo…). Gli americani si dimostrano di una cordialità pazzesca, io esco dal Terminal con Lara al seguito nel miglior modo per farmi rapinare immediatamente: SOLDI IN MANO, Trolley nell’altra, aria persa da cittadino di una città che potrebbe essere distribuita in 5 o 6 grattacieli… un ragazzo ferma al volo il bus che stava portando altri in centro, mi prende i soldi e mi dà il resto, ci augura buon viaggio e ci fa accomodare. «TIPPING FOR GOOD SERVICE» campeggia, ossia dateci la mancia e guideremo meglio... ma dove?? I primi minuti siamo imbambolati, non riusciamo a parlare neanche tra di noi. Si chiama a casa per tranquillizzare, siamo arrivati, tutto bene, tutto bello, stiamo andando “in centro” (sì, come se fossimo sulla B Marina di Montemarciano – Ancona transito Collemarino….).

Allora La? Che ti pare? Meraviglioso… penso solo a questa parola… meraviglioso…. E da qui in poi tutti i superlativi che vi vengono in mente (e anche quegli altri che non vi vengono) dovete per forza tirarli fuori. Chi non c’è stato neanche si immagina cosa vuol dire da lontano iniziare a vedere gli edifici di Spider Man, di King Kong, iniziare a essere fagocitati dal vero traffico. Si arriva dopo circa 50 minuti in cui non abbiamo neanche fatto in tempo a capire che cosa grandiosa stessimo facendo.

Presumo che un neonato, appena uscito “da lì”, ha lo stesso sguardo che ho io… ossia “che diavolo è tutto questo????”; solo che io non piango. Rido. Mi ride il cuore, l’anima, e anche un po’ i piedi… arriviamo, dalle parti di Grand Central Terminal, ossia la stazione più grande del mondo. Sì, avete letto bene, LA STAZIONE PIU’ GRANDE DEL MONDO. E la più magnifica, aggiungo io. Tutto è indescrivibile, ma se sono qui è perché qualcosa dovrò pur descrivere. Sembra un museo, contenente migliaia di opere d’arte, rappresentate dalla Vita di ciascuno dei passeggeri che transitano lì dentro. In quel momento ogni vita guadagna ancor più dignità. Cazzo sono al Grand Central Terminal!!! I sentimenti si accavallano, ma sono tutti positivi e tutti possono essere distinti l’uno dall’altro. Usciamo e quello che mi avevano descritto come una puzza inquinata per me profuma più del giardino dell’Eden, quello che viene descritto come CAOS per me rappresenta l’Ordine Supremo, i cosiddetti “rumori” (clacson, sirene, vociare) è alle mie orecchie meglio di una sinfonia di Bach. Incredibile, il leggendario fumo che proviene dai tombini è tutt’altro che leggenda! ESISTE! È la bestia che fa muovere e vivere la città, la Subway. Il primo impatto con la Città è come il primo bacio, ti cambia la vita e ti cambia dentro, eternamente. E il tutto supera di gran lunga le mie già elevatissime aspettative. I profumi mi avvolgono, l’atrio dell’Hotel è superbo, una Signora Ispanoamericana è lì per noi, per aiutarci a vivere meglio in quella che Dio ha voluto essere la città più bella del mondo.

L’Uomo, quando crea questa vita, è grandioso. E New York ne è l’opera architettonica più maestosa; con un piccolo particolare: quest’Opera si è “separata” dal suo creatore e vive di vita e luce propria; l’accoglienza è strepitosa, non si parla di “negozi”, “palazzi”, “strade” bensì di sogni e desideri ed è qualcosa che ti segna per tutta la vita. Per tutta la vita. E il c.d. “mal di New York” che prende a chi la vede e poi se ne va è un dolore sordo e costante che separa ogni dipartita da Lei dal ritorno fra le sue enormi, dolci, potenti e pericolose braccia. Questo pensiero, quello del “ritorno”, ti stringe fino a farti male e ti riduce a voler desiderare ogni giorno di essere con Lei. E pensate cosa succederebbe se qualcuno mi dicesse: «da qui all’ultimo tuo giorno di vita non la vedrai mai più»… sarebbe una lenta e dolorosa morte.

New York ti amo, e presto ci rivedremo, con tutte le altre sensazioni che mi saprai dare, perché nel frattempo sarai cambiata, né ringiovanita né invecchiata, semplicemente cambiata, che è la cosa che sai fare meglio e che quegli infami non hanno capito essere il tuo vero cuore; non un grattacielo, non due, non mille, ma la forza della tua gente è il tuo motore. E Miss Liberty è li a ricordare al mondo che tu sei TU, siano benvenuti tutti.

Maurizio B.

11 settembre

11 settembre - New York Style.   di Daniele R

Non ne posso più di sentire boiate sull'11 settembre,se siete tra quelli che pensate che in realtà l'aereo sul pentagono lo guidava topo gigio e che Bush era d'accordo con gli extraterrestri rettiliani sputatevi in un occhio. Fatto questo cliccate sulla bandiera sopra e troverete il link ad un interessante blog, leggete TUTTO e prendetelo come SPUNTO per documentarvi, leggere, capire, così il prossimo 11 settembre non mi toccherà sentire le solite scemenze. Spero.

NYC

NYC - New York Style.   di Daniele R

Collegamento al sito ufficiale della città di New York, sito governativo con molti link utili, sia per chi c'è stato sia per chi deve andarci, se parlate inglese peggio di Alberto Sordi in "un americano a Roma" e non ci capite una mazza fate un copia/incolla con questo: http://www.nyc-site.com/index.php

American Drive

American Drive - New York Style.   di Daniele R

Guidi una punto bordeaux a metano ma sogni un'americana?allora comprati un bossolo ed inizia a metterci qualche euro dentro, nel frattempo leggiti "American Drive Magazine" la rivista mensile di auto americane, classiche e contemporanee, diretta con passione e competenza dal bravissimo GP Varetto, ci saranno consigli utili per quando aprirai il bossolo....

Barbe cattive

Barbe cattive - New York Style.   di Daniele R

Calci rotanti, ovvero come semplificare la vita a forza di calci in bocca. Parola di Chuck Norris. Ecco il link al blog "roundhouse kicks" dove trovare di che farsi quattro risate con il ranger texano più famoso nel mondo

California 66 facebook page

California 66 facebook page - New York Style.   di Daniele R

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East Coast Streetwear

East Coast Streetwear - New York Style.   di Daniele R

La passione da indossare, un brand che trae ispirazione dalle strade d'America, dalle sue città, dalle sue periferie, dalla sua storia. Tutto questo e molto altro è "East Coast Streetwear".